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Si definisce effetto pendolo il movimento oscillatorio incontrollato e incontrollabile che un corpo collegato ad un ancoraggio da un dispositivo flessibile (corda o cavo) può subire per effetto di una caduta. Nel nostro caso è l’effetto che subisce un operatore in caso di caduta quando indossa un imbracatura e un sistema di collegamento ad un punto di ancoraggio. Si produce un movimento laterale e incontrollato del corpo che sarà tanto maggiore quanto maggiore è la possibilità di oscillazione del corpo stesso prima che raggiunga l’equilibrio e si fermi.
Le conseguenze dell’effetto pendolo, oltre alla possibilità di urti contro ostacoli o al suolo (soprattutto se l’altezza del piano di calpestio in quota rispetto al suolo è modesta), sono quelle della riduzione delle caratteristiche di resistenza del sistema di collegamento (corda) per l’eventuale attrito dello stesso lungo i bordi della copertura per effetto dell’oscillazione.
Particolarmente pericoloso è l’effetto pendolo quando si verifica in prossimità degli angoli di copertura, dove lo spazio verticale di caduta può essere anche molto elevato (vedere fig. A).
Un’altra condizione critica è quella che si verifica quando l’operatore si trova agganciato vicino all’estremità di una linea di ancoraggio flessibile: in caso di caduta, a causa della naturale elasticità del sistema, egli si sposterà al centro della linea verso un punto di equilibrio più basso (vedere fig. B).
Per evitare tali situazioni è fondamentale una corretta progettazione e realizzazione del posizionamento degli ancoraggi, come l’aggiunta di un secondo punto di ancoraggio quale integrazione del primo nel caso A o, ad esempio, l’utilizzo di una guida rigida o un ancoraggio intermedio nel caso B.

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