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Come ottenere un microclima ideale sul posto di lavoro
Com’è possibile individuare il microclima ideale di un ambiente di lavoro? Regolando temperatura, umidità e ventilazione, affinché ci sia equilibrio fra produzione e dispersione di calore da parte del lavoratore. Questo è quanto contenuto nel TUSL in materia di clima nei luoghi di lavoro.
Spesso non è considerato con la giusta attenzione, ma il microclima dell’ambiente lavorativo è fondamentale sia per la sicurezza dei dipendenti, riducendo il rischio di malattie delle vie respiratorie, sia per il loro benessere, il cui mancato raggiungimento può portare bruschi cali della produttività. Il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. n. 81/2008) definisce un insieme di prassi da rispettare per garantire un corretto microclima all’interno dell’ambiente lavorativo.

Come ottenere un microclima ideale sul posto di lavoro
Come si consegue un microclima ideale all’interno del posto di lavoro? Il TUSL, ovviamente, non elenca possibili soluzioni, per individuare le quali è possibile seguire alcuni corsi formativi, ma definisce un insieme di parametri da rispettare. Il microclima ideale si raggiunge quando vi è equilibrio tra produzione e dispersione di calore da parte del lavoratore. Equilibrio che è possibile raggiungere regolando i livelli di tre elementi che caratterizzano un ambiente lavorativo: temperatura, umidità e ventilazione. Il datore di lavoro è chiamato a regolare i tre fattori, tramite strumenti idonei, in base all’attività lavorativa svolta in un determinato ambiente, alle caratteristiche strutturali del posto di lavoro e al tipo di abbigliamento degli addetti.


Una temperatura costante tra i 22° e i 23°, ma anche un ricambio dell’aria continuo e frequente
Il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro dedica un intero paragrafo a una prassi assai importante, sebbene spesso, immotivatamente, trascurata, ossia il ricambio dell’aria all’interno di un ambiente lavorativo. I ricambi d’aria dovrebbero avvenire “almeno una volta ogni ora, e con maggior frequenza – fino a quindici volte all’ora – se c’è emissione di fumi e vapori (es. cucine, locali notturni, ecc.), oppure di polvere (es. attività di pulizie)”.

Con l’estate e quindi con l’arrivo del caldo si avverte, ovviamente, la necessità di cambiare la temperatura dell’ambiente di lavoro (ma non solo) e generalmente attraverso i condizionatori.
Che la salubrità dei luoghi di lavoro ricopra un ruolo fondamentale per la salute e la sicurezza dei lavoratori lo dimostra anche il fatto che il Testo Unico della Sicurezza dedica a questa tematica un intero Titolo (II). Inoltre l’Allegato IV – Requisiti dei luoghi di lavoro (Ambienti di lavoro) specifica, oltre agli aspetti strutturali (stabilità, solidità, cubatura ecc),  anche il microclima:

Areazione nei luoghi di lavoro chiusi;
Temperatura;
Umidità.

Areazione, temperatura e umidità sono parametri che in estate e negli ambienti chiusi come gli uffici, “dipendono” essenzialmente dai condizionatori presenti all’interno.
Si comprende bene, quindi, quanto importante sia la corretta manutenzione dell’impianto di condizionamento al fine anche di prevenire il c.d. rischio legionella, classificata come agente biologico; il datore di lavoro ha quindi l’obbligo di valutare e prevenire anche questa tipologia di rischio.

I luoghi di lavoro – definiti nel D.Lgs. 81/2008 come luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile dal lavoratore nell’ambito del proprio lavoro - devono essere conformi ai requisiti indicati nell’allegato IV del D.Lgs. 81/2008.

Riprendiamo alcune delle indicazioni:
- “i locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro hanno dei requisiti minimi di altezza, cubatura e superficie, stabiliti dai regolamenti comunali. Nelle situazioni in cui i limiti di altezza non possono essere rispettati, è compito dell’autorità di controllo competente per territorio consentire altezze minime inferiori e prescrivere adeguati mezzi di ventilazione o rilasciare deroghe”;
- “i locali devono: essere ben difesi dagli agenti atmosferici e provvisti di un sufficiente isolamento termico; essere ben asciutti e difesi dall’umidità; avere aperture sufficienti per un rapido ricambio d’aria, con pavimenti e pareti pulite e facilmente sanificabili;
- i pavimenti devono essere stabili, impermeabili, antisdrucciolevoli, senza inciampi o avvallamenti. Se si lavora nel bagnato, nel caso in cui ai lavoratori non siano state fornite calzature impermeabili, la pavimentazione deve essere dotata di palchetti o graticolati;
- le pareti dei locali devono essere preferibilmente tinteggiate di chiaro. Occorre  segnalare le pareti vetrate, le quali devono essere costruite con materiali di sicurezza, sicché, nel caso si rompano, non feriscano i lavoratori”;
- “se particolari esigenze tecniche lo esigono, si deve provvedere a disporre adeguati sistemi di aerazione, di illuminazione e di protezione contro l’umidità;
- nei luoghi di lavoro chiusi è necessario che vi sia aria salubre in quantità sufficiente. Se è in uso un impianto di aerazione in zone a rischio (per esempio in cucine, toilette e zone fumatori), deve essere sempre tenuto in funzione e deve avere un sistema di allarme per la segnalazione di eventuali guasti. In caso ci sia un impianto di condizionamento d’aria, di climatizzazione o di ventilazione i lavoratori non devono essere esposti a correnti d’aria fastidiosa, né a livelli di rumore eccessivi e dannosi. Per tutelare la salute dei lavoratori, tutti gli impianti devono essere sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione periodici”;
- i locali devono avere sufficiente luce naturale o artificiale, in modo da assicurare sufficiente visibilità: infatti l’illuminazione deve essere tale da salvaguardare non solo la salute e la sicurezza, ma anche il benessere. Quando le lavorazioni sono tali che un eventuale guasto all’impianto di illuminazione potrebbe rappresentare un rischio per i lavoratori, si deve disporre di un’illuminazione di sicurezza di intensità adeguata”;
- “il microclima dei locali chiusi deve essere commisurato al tipo di lavoro, agli sforzi fisici richiesti al lavoratore, al grado di umidità e ai movimenti d’aria. Si devono adottare misure tecniche localizzate e mezzi di protezione individuali, in caso non fosse possibile assicurare temperature adeguate in tutto l’ambiente”.

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