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MOBBING
IL MOBBING
Il termine mobbing deriva dall’inglese “to mob” e significa attaccare.
Con questo termine si indicano, quindi,  un insieme di rapporti interpersonali all’interno dei luoghi di lavoro in cui uno o più lavoratori subiscono violenze e molestie psicologiche allo scopo di allontanarli dall’ambiente di lavoro, emarginarli o comunque penalizzarli senza giustificati motivi.
Secondo H. Leymann all’interno dei luoghi di lavoro esiste il mobbing quando si ha un episodio vessatorio a settimana per almeno 6 settimane.
Il mobbing non è un singolo episodio ma un insieme di azioni di conflitto che sono caratterizzate da frequenza, sistematicità e che avvengono per un lungo periodo.
Il perdurare di queste situazioni di conflitto provoca nella vittima seri problemi psicologici, psicosomatici e sociali.
Mobbing strategico : preciso disegno aziendale, azione premeditata; si ha quando la dirigenza aziendale mette in atto atteggiamenti persecutori con lo scopo di allontanare il lavoratore e ridurre il personale;
Mobbing emozionale o relazionale : alterazione relazioni interpersonali (gerarchico o verticale, orizzontale);
Mobbing senza intenzionalità (non strategico): conflitto alla competitività .
Mobbing orizzontale : si ha quando una forte competizione provoca una eccessiva aggressività nei confronti dei colleghi; le cause possono essere legate all’incertezza del lavoro, alle difficoltà del mercato del lavoro ed alla mancanza di trasparenza nello sviluppo della carriera.
Esistono una serie di differenze tra il concetto di mobbing e quello di conflitto:
Si parla di mobbing quando l’oggetto del contrasto è la relazione, la comunicazione tra i soggetti in conflitto è subdola, la vittima non può difendersi in modo adeguato e lo scopo è quello di allontanare l’altro;
Nel caso di conflitto, invece, l’oggetto del contrasto è un fatto, la comunicazione è esplicita e lo scopo è quello di ottenere qualcosa.
I protagonisti del mobbing sono:
L’aggressore (mobber) che è colui che esercita il mobbing e può essere: Una persona che effettua un’azione pianificata e che ha una consapevolezza dell’azione e del danno;
Una persona non pianifica le azioni ed agisce inconsapevolmente.
La vittima (mobbizzato) che è colui che subisce il mobbing e può essere una persona che ha:
- Notevoli capacità innovative e creative;
- Scarse capacità e forme di handicap;
- Diversità geografica o socio-culturale.
Gli spettatori (co-mobber) che possono comportarsi come complici e favorire il mobbing, assistere senza intervenire oppure opporsi ed appoggiare la vittima.
Il mobbing può manifestarsi:
- attaccando le relazioni sociali;
- attaccando l’immagine sociale;
- attaccando la possibilità di comunicare;
- attaccando la salute;
- attaccando la qualità della situazione professionale e privata.
Il mobbing  viene esercitato attraverso gli attacchi alle relazioni sociali quando:
- la vittima viene derisa per un suo eventuale handicap o perché ha delle opinioni discordanti;
- la vittima è costretta a svolgere lavori umilianti;
- vengono messe in giro voci sul conto della vittima;
- la vittima viene ridicolizzata.
Il mobbing  viene esercitato attraverso gli attacchi alla salute quando:
La vittima subisce minacce di violenza fisica;
La vittima è costretta a svolgere lavori nocivi per la salute.
Il mobbing  viene esercitato attraverso gli attacchi alla qualità della situazione professionale e privata quando:
la vittima deve svolgere delle mansioni che non hanno senso;
la vittima cambia continuamente il posto di lavoro senza motivo;
la vittima non ha compiti da svolgere;
la vittima deve raggiungere obiettivi impossibili;
la vittima deve svolgere lavori al di sotto della sua qualifica personale.
Si è detto che il mobbing rappresenta un insieme di azioni che perdurano nel tempo, infatti non rientrano all’interno del concetto di mobbing quelle singole azioni, quali:
- insulti;
- litigi;
- un singolo episodio di molestia sessuale;
- un pettegolezzo;
- un trasferimento;
- un licenziamento.
Per quanto riguarda gli effetti sulla salute si possono evidenziare disturbi di tipo:
Psicopatologici: ansia, depressione, paura, irritabilità, sbalzi d’umore, apatia, insicurezza e mancanza di iniziativa.
Psicosomatici: disturbi cutanei, disturbi cardiovascolari, disturbi gastrointestinali, cefalea, tachicardia, attacchi di asma, caduta dei capelli e disturbi dell’equilibrio.
Comportamentali: anoressia o bulimia, abuso di alcol o fumo, farmacodipendenza, aggressività ed isolamento sociale.
Gli effetti del mobbing sull’azienda riguardano:
- maggiore assenteismo;
- umento della rotazione del personale;
- perdita di professionalità;
- minore produttività non solo per la vittima del mobbing ma anche per i colleghi che risentono della situazione conflittuale;
- perdita di immagine;
- aumento di infortuni;
- aumento degli errori di produzione;
- diminuzioni delle prestazioni della vittima.
Nel corso dei suoi studi, Harald Ege, specialista in Relazioni Industriali e del Lavoro, ha individuato sei fasi di mobbing:
Il punto di partenza è la condizione zero ed è la fase in cui vi è una forte competitività e si crea un conflitto generalizzato;
Prima fase: in questa fase viene individuata una vittima verso cui si orienta il conflitto con lo scopo di distruggerla;
Seconda fase: la vittima comincia cambiamenti del clima lavorativo e prova sensazioni di ansia e disagio;
Terza fase: la vittima comincia ad avere i primi sintomi psicosomatici;
Quarta fase: la situazione della vittima peggiora a causa di fraintendimenti, richiami e penalizzazioni da parte dell’Amministrazione che è insospettita dall’aumento delle assenze;
Quinta fase: in questa fase la salute psico-fisica della vittima si aggrava notevolmente;
Sesta fase: la vittima viene esclusa dal mondo del lavoro in seguito a dimissioni, a licenziamento o prepensionamento.
Per prevenire il rischio associato al mobbing  bisogna:
- formare dirigenti, preposti e lavoratori;
- promulgare codici antimobbing;
- attivare in azienda centri di ascolto;
- monitorare eventi sentinella.
Le misure preventive del rischio associato al mobbing  riguardano:
il miglioramento dell’ambiente psicosociale di lavoro;
lo sviluppo di una cultura organizzativa i cui standard sono in contrasto con l’insorgenza del mobbing;
l’attuazione di una politica aziendale orientata a promuovere interazioni sociali positive;
Per migliorare dell’ambiente psicosociale di lavoro bisogna :
- dare ai lavoratori, se possibile, la possibilità di scegliere le modalità di esecuzione del proprio lavoro;
- evitare mansioni ripetitive e monotone;
- aumentare e rendere chiare le informazioni;
- definire una leadership adeguata;
- dare dei ruoli o mansioni  definiti.
Per sviluppare una cultura organizzativa i cui standard sono in contrasto con l’insorgenza del mobbing bisogna:
- diffondere il significato di mobbing;
- comunicare gli standard ed i valori dell’organizzazione;
- promuovere la conoscenza e l’osservazione dei valori;
- migliorare le competenze del management sulla gestione dei conflitti ed della comunicazione;
- definire una leadership adeguata;
- coinvolgere tutti i dipendenti nella valutazione del rischio mobbing.
Per attuare  una politica aziendale orientata a promuovere interazioni sociali positive bisogna:
stimolare l’impegno etico di tutti gli attori aziendali;
evidenziare le conseguenze del mancato rispetto dei valori aziendali e le relative sanzioni;
indicare i centri di ascolto per le eventuali vittime;
definire la procedura da attuare per comunicare episodi di mobbing;
garantire riservatezza.
Chi è vittima di mobbing può seguire un iter che prevede :
- la raccolta di prove;
- la documentazione di eventuali patologie;
- la frequentazione di un centro specializzato nella diagnosi del caso;
- la richiesta di un supporto terapeutico o di gruppo.
Questo aspetto va valutato alla pari di tutti gli altri rischi aziendali.
Anche in questo caso bisogna valutare, definire le situazioni di rischio, programmare le misure preventive da adottare e stabilire le tempistiche ed un programma d’interventi che tenga conto anche di eventuali cambiamenti.

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