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Il sistema informativo promosso dall’Istat

Una banca dati delle professioni perfotografare il mondo del lavoro, unabussola per i liberi professionisti e non solo. E’ il Sistema informativo delle professioni promosso dall’Istat. Il progettonasce dall’opportunità, sostenuta dai recenti sviluppi della tecnologia web, di rendere disponibili e tenere insieme informazioni sulle professioni già raccolte da un gruppo consistente di soggetti pubblici. In questa logica, l’intento del progetto è quello di condividere, in ambiti di significato diversi da quello in cui sono state generate, informazioni di fonte e natura varia che ricostruiscono il contesto sociale ed economico e le condizioni in cui sono svolte e si formano le professioni concretamente esercitate sul mercato del lavoro nazionale. Il Sistema Informativo sulle Professioni, Sip, è orientato ad un pubblico molto eterogeneo:
decisori politici impegnati sui temi del lavoro e della formazione, gestori di servizi per disoccupati, progettisti di attività formative, ricercatori, dirigenti di impresa che debbano individuare i fabbisogni di professionalità della propria organizzazione, studenti in procinto di
scegliere il proprio percorso professionale, responsabili della sicurezza nei luoghi di lavoro che volessero avere un quadro dell’andamento infortunistico per unità professionale. Per tutti questi utenti il Sip fornisce informazioni di tipo quantitativo e qualitativo e strumenti di valutazione che possono dare una mano per svolgere la propria attività o fare una scelta. Al sistema partecipano soggetti istituzionali, o soggetti con finalità o attività di carattere pubblico-istituzionale, che raccolgono, aggiornano e rendono disponibili informazioni su una o più professioni o su uno o più gruppi omogenei di professioni seguendo protocolli che ne garantiscono standard elevati di qualità e appropriatezza dell’informazione prodotta.
La condizione necessaria per partecipare al sistema è che le informazioni che si ritiene di poter rilasciare risultino organizzate o organizzabili secondo l’edizione corrente della “Nomenclatura e classificazione delle professioni” pubblicata dall’Istat e dall’Isfol: questa, infatti, costituisce lo standard con cui le informazioni rese disponibili dai singoli partner sono connesse e condivise nel sistema informativo.
Attualmente i partner che contribuiscono al sistema informativo sulle professioni sono: il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con un collegamento diretto al portale pubblico per il lavoro; l’Istituto nazionale di statistica (Istat), con informazioni sulla Classificazione delle Professioni e sullo stock di occupati in categorie professionali nell’ultimo triennio; l’Istituto per lo sviluppo e la formazione dei lavoratori (Isfol), con informazioni sulle caratteristiche di Unità Professionali omogenee e sulle previsioni di sviluppo a medio termine di classi di professioni; l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), con informazioni sull’andamento infortunistico per unità professionale; Unioncamere, con informazioni sulle previsioni di assunzione di breve e medio periodo di categorie professionali e sulle caratteristiche dei lavoratori che le imprese ritengono di assumere; la Regione Basilicata, con informazioni sull’offerta regionale di formazione professionale;
l’Albo professionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati, con informazioni sulle caratteristiche degli iscritti all’albo e sulla loro distribuzione territoriale.
Il lavoro che è stato svolto per pote rcontribuire alla realizzazione del Sistema Informativo sulle Professioni è stato molto delicato proprio perché la condizione necessaria era quella di utilizzare la classificazione professionale dell’ISTAT (NUP06). Quindi i dati classificati secondo il mansionario delle professioni INAIL sono stati dapprima riclassificati secondo la vigente NUP06, ove possibile con regole di attribuzione deterministica, e successivamente sono stati applicati metodi statistici di imputazione probabilistica delle mancate risposte parziali, nel caso in cui l’informazione sulla professione fosse indeterminata o mancante. Attraverso questi procedimenti statistici ad ogni infortunio è stata attribuita una specifica unità professionale (NUP).
Una volta ottenuta la distribuzione degli infortuni denunciati all’INAIL nell’ultimo triennio per unità professionale sono stati realizzati dei semplici report e grafici che rappresentano il fenomeno secondo le variabili del sesso, dell’età, del territorio, della sede e della natura della lesione.
I principali interventi di manutenzione:
-la manutenzione preventiva/proattiva si realizza per mantenere funzionale qualcosa e solitamente viene pianificata e programmata in conformità con le istruzioni del produttore;
-la manutenzione correttiva/reattiva si effettuata per riparare qualcosa affinché funzioni nuovamente in maniera corretta. Si tratta di un intervento non pianificato e non programmato, in genere associato a maggiori pericoli e a livelli di rischio più elevati.
Il premio europeo per le buone prassi è un riconoscimento che punta a dimostrare, con l’esempio, i vantaggi delle buone prassi in termini di sicurezza e salute a tutti i datori di lavoro e ai lavoratori in Europa nonché agli intermediari quali le parti sociali, i professionisti e gli operatori del settore sicurezza e salute sul lavoro, oltre ad altri che forniscono assistenza e informazioni sul luogo di lavoro. Gli esempi di buone prassi sono soluzioni attuate
- non teoriche o ipotetiche – finalizzate a promuovere la gestione effettiva dei rischi per la sicurezza e la salute occupazionali collegati agli interventi di manutenzione sul luogo di lavoro. Aziende o organizzazioni che partecipano alla selezione del premio devono, quindi, fornire esempi concreti di ciò che è stato fatto in pratica per elaborare e mettere in atto prassi di manutenzione strutturata e sicura.
L’intervento dovrebbe dimostrare una buona pratica gestionale per apportare un miglioramento delle condizioni generali di lavoro;
promuovere un approccio alla manutenzione strutturato e basato sulla gestione dei rischi; promuovere attivamente la sicurezza, la salute e l’efficienza; concentrarsi sull’eliminazione o sulla prevenzione del rischio alla fonte; determinare un beneficio identificabile e permanente; soddisfare i requisiti previsti per legge nello Stato membro in cui l’esempio si colloca e possibilmente superare gli standard minimi; prevedere un approccio partecipativo tra datori di lavoro e lavoratori;
avere il sostegno incondizionato del direttivo;
essere chiaramente identificabile
come l’iniziativa che ha permesso di ridurre il rischio. Gli esempi di buone prassi non devono essere stati concepiti unicamente per conseguire un profitto di natura commerciale.
Ciò vale, in particolar modo, per prodotti,
strumenti o servizi maggiormente disponibili in commercio o che potrebbero essere immessi sul mercato.
Gli esempi incentrati sull’individuo, quali la formazione, dovrebbero giustificare in che modo rientrano in un più ampio approccio di gestione del rischio alla manutenzione.
La definizione di “buone prassi” varia fra i diversi Stati membri per la diversità dei sistemi e delle norme sulla sicurezza e la salute sul luogo di lavoro, per la diversa cultura, lingua e le diverse esperienze.
Inoltre, diversi gruppi con diversi interessi e livelli di conoscenza hanno diversi punti di vista in materia di buone prassi a livello di luogo di lavoro. Per questo sono stati messi a punto criteri per la selezione. In particolare, i criteri per gli esempi di buona prassi devono rispondere a: riduzione del potenziale di nuocere ai lavoratori o ad altre persone pregiudicate dall’impresa derivante da una causa identificata; miglioramento delle condizioni di lavoro in generale e azioni efficaci per promuovere la salute, la sicurezza e l’efficienza; raggiungimento di una riduzione permanente e identificabile del rischio di danni ai lavoratori. Le fonti di informazioni sulle buone prassi sono: ispettorati del lavoro, compagnie assicurative contro gli infortuni o altri organismi d’ispezione, associazioni di datori di lavoro e sindacati, associazioni industriali oppure organismi tripartiti, associazioni di professionisti, altre informazioni o fornitori di corsi di formazione, imprese e organizzazioni non governative.

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