FUMI E VAPORI

FUMI E VAPORI
FUMI E VAPORI
I fumi e i vapori sono comunemente presenti in molti ambienti di lavoro.
I primi si formano quando si fonde o si vaporizza un metallo o materiali combustibili che, raffreddandosi, creano particelle molto fini che si liberano nell’aria; situazione che si verifica ad esempio nelle nostre città, quando nella stagione invernale vengono accesi gli impianti di riscaldamento.
I vapori, invece, costituiscono la fase gassosa di sostanze allo stato liquido o solido che tendono, spontaneamente o in seguito a cambiamenti di temperature o pressione, a evaporare. Sostanze come la benzina o il toluene passano spontaneamente dallo stato liquido a quello gassoso, mentre altre - come l’acqua- evaporano più facilmente se sottoposte a riscaldamento.
Ovviamente, il livello di nocività è strettamente dipendente dalla sostanza da cui i vapori si sviluppano: il vapore acqueo è assolutamente innocuo, contrariamente al vapore di benzina. Negli ambienti di lavoro, la nocività di fumi e vapori è stata da sempre considerata un fattore di rischio per il quale prendere obbligatoriamente provvedimenti, come già citato in passato, seppur in modo generico, dall’art. 20 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 303/56. Le norme successive (Decreto Legislativo 626/94, sostituito dal Decreto Legislativo 81/2008, modificato e integrato dal Decreto Legislativo 106/2009) sono elementi di specificazione di questo principio, che rimane basilare: fumi e vapori devono essere allontanati dall’ambiente di lavoro e ne deve essere ridotta l’emissione, indipendentemente dal loro grado di pericolosità.
IL RISCHIO
Il rischio maggiore è chiaramente quello della respirabilità delle particelle di sostanze contenute nei fumi e nei vapori presenti in atmosfera; esse, una volta inalate, sono in grado di raggiungere gli alveoli polmonari. Inoltre, la presenza di vapori può generare anche il rischio di incendi ed esplosioni. I fumi possono essere generati da:
Combustione (combustione per il riscaldamento, emissioni da motori endotermici);
Operazioni di saldatura (a elettrodo, ad arco, ossiacetilenica, ecc.);
Operazioni di taglio dei metalli (con utensili meccanici, arco elettrico, laser, ecc).
Nell’ambiente di lavoro, la presenza di fumi può essere determinata da diversi fattori: dalla circolazione di mezzi dotati di motore a combustione, dall’adozione di sistemi di riscaldamento inappropriati, i cui fumi non sono adeguatamente convogliati, ma soprattutto da attività produttive quali la saldatura e il taglio dei metalli. In quest’ultimo caso, i fumi possono contenere particelle di metallo e anche particelle combuste (e incombuste) di sostanze presenti sulle superfici saldate o tagliate come oli, sgrassanti, vernici, o materiali di rivestimento (pezzi zincati, cromati, nichelati ecc.). Anche per i vapori nocivi, il rischio maggiore è determinato dalla loro inalazione. Questi si sviluppano da sostanze solide o liquide, per le loro caratteristiche fisiche o per effetto del riscaldamento; i vapori, se non adeguatamente convogliati, si disperdono nell’aria.
Nell’industria metalmeccanica, le principali situazioni in cui si sviluppano vapori sono riconducibili a:
• Operazioni di verniciatura (vapori di solventi).
• Operazioni di decapaggio (vapori acidi, utilizzati nei bagni chimici).
• Operazioni di trattamento dei metalli (vapori provenienti dai bagni galvanici).
• Nebulizzazione di sostanze chimiche su superfici calde (ingrassaggio, sgrassaggio di superfici limitate).
• Presenza di vasche contenenti sostanze chimiche allo stato liquido che, per evaporazione, formano vapori.
I danni legati all’inalazione di fumi e di vapori, dipendono strettamente dal tipo sostanza. Si possono distinguere sostanze:
Irritanti: producono infiammazione della cute, dell’occhio e delle vie aeree.
Sensibilizzanti: possono dar luogo a reazioni allergiche.
Nocive: possono depositarsi nei polmoni e compromettere la loro funzionalità. 
Tossiche: possono penetrare nell’organismo e causare danni agli organi interni.
Cancerogene: possono provocare l’insorgenza di tumori.
Mutagene: possono produrre danni genetici ereditari.
Gli effetti si manifestano soprattutto sull’apparato respiratorio, determinando in molti casi disturbi reversibili molto comuni, quali senso di bruciore alla gola e agli occhi e tosse insistente. Se l’esposizione a queste sostanze perdura nel tempo, si possono avere delle forme croniche, come la faringite o la bronchite cronica. In altri casi, la sostanza non determina disturbi immediati ma, penetrando nell’organismo, può sviluppare anche a distanza di tempo danni importanti (tumori, gravi malattie respiratorie o altre patologie), a causa dell’assorbimento nel sangue di sostanze chimicamente attive.
Incendi ed esplosioni:
La presenza di elevate quantità di vapori infiammabili aumenta la probabilità di incendio e di esplosioni, in quanto i vapori agiscono da combustibili

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