RISCHIO INCENDIO
Il rischio di incendio deve essere sempre valutato in ogni ambiente di lavoro, in quanto si tratta di un rischio che non può essere mai escluso a priori. Per lo sviluppo di un incendio (reazione di combustione) sono necessarie tre condizioni: la presenza contemporanea del combustibile e del comburente e la presenza di una sorgente di calore. Venendo a mancare anche una sola di queste condizioni, la combustione non avviene e, se l’incendio è già in atto, si estingue.
In ogni ambiente di lavoro, sono sempre presenti contemporaneamente le tre condizioni sopracitate, in quanto: il comburente (ossigeno) è ovviamente presente nell’aria; tra i materiali vari in uso vi sono sempre prodotti combustibili; infine, le sorgenti di calore che possono determinare l’innesco dell’incendio sono sempre possibili (si ricorda che l’innesco di una miscela infiammabile combustibile/aria può essere determinato anche da una scintilla proveniente, ad esempio, da un guasto o un malfunzionamento dell’impianto elettrico). Lo sviluppo di un incendio dipende, però, anche da altri fattori. Infatti, per consentire la formazione di una miscela infiammabile con aria, il combustibile deve essere portato allo stato di vapore. La temperatura di infiammabilità di un combustibile è la temperatura minima alla quale il combustibile emette vapori che possono miscelarsi con l’aria. La maggiore o minore pericolosità è quindi strettamente correlata alle caratteristiche di infiammabilità dei materiali combustibili presenti. Inoltre, la miscela aria/combustibile può essere innescata da una sorgente di calore solamente quando le concentrazioni rientrano entro limiti specifici. Il campo di infiammabilità di un combustibile è l’intervallo tra i limiti inferiore e superiore della concentrazione in aria, entro i quali è possibile la combustione. Tutti questi aspetti, così come le caratteristiche delle lavorazioni svolte e i requisiti strutturali dell’edificio occupato, costituiscono gli elementi essenziali per il processo di valutazione del rischio di incendio, unitamente agli altri rischi. Il datore di lavoro deve poi elaborare un documento con i risultati della valutazione e le misure di prevenzione e protezione adottate (art. 28 Decreto Legislativo 81/2008 e s.m.i, Decreto Ministeriale del 10/3/1998).
Il rischio di incendio deve essere sempre valutato in ogni ambiente di lavoro, in quanto si tratta di un rischio che non può essere mai escluso a priori. Per lo sviluppo di un incendio (reazione di combustione) sono necessarie tre condizioni: la presenza contemporanea del combustibile e del comburente e la presenza di una sorgente di calore. Venendo a mancare anche una sola di queste condizioni, la combustione non avviene e, se l’incendio è già in atto, si estingue.
In ogni ambiente di lavoro, sono sempre presenti contemporaneamente le tre condizioni sopracitate, in quanto: il comburente (ossigeno) è ovviamente presente nell’aria; tra i materiali vari in uso vi sono sempre prodotti combustibili; infine, le sorgenti di calore che possono determinare l’innesco dell’incendio sono sempre possibili (si ricorda che l’innesco di una miscela infiammabile combustibile/aria può essere determinato anche da una scintilla proveniente, ad esempio, da un guasto o un malfunzionamento dell’impianto elettrico). Lo sviluppo di un incendio dipende, però, anche da altri fattori. Infatti, per consentire la formazione di una miscela infiammabile con aria, il combustibile deve essere portato allo stato di vapore. La temperatura di infiammabilità di un combustibile è la temperatura minima alla quale il combustibile emette vapori che possono miscelarsi con l’aria. La maggiore o minore pericolosità è quindi strettamente correlata alle caratteristiche di infiammabilità dei materiali combustibili presenti. Inoltre, la miscela aria/combustibile può essere innescata da una sorgente di calore solamente quando le concentrazioni rientrano entro limiti specifici. Il campo di infiammabilità di un combustibile è l’intervallo tra i limiti inferiore e superiore della concentrazione in aria, entro i quali è possibile la combustione. Tutti questi aspetti, così come le caratteristiche delle lavorazioni svolte e i requisiti strutturali dell’edificio occupato, costituiscono gli elementi essenziali per il processo di valutazione del rischio di incendio, unitamente agli altri rischi. Il datore di lavoro deve poi elaborare un documento con i risultati della valutazione e le misure di prevenzione e protezione adottate (art. 28 Decreto Legislativo 81/2008 e s.m.i, Decreto Ministeriale del 10/3/1998).
IL RISCHIO
Rischio di incendio: cause più frequenti
• Sviluppo di miscele infiammabili in ambienti con presenza di fonti d’innesco.
• Accumulo di materiali infiammabili senza specifiche precauzioni.
• Utilizzo di fiamme libere in ambienti di lavoro.
• Impianti elettrici non a norma.
Le cause più frequenti dello sviluppo di un incendio sono sempre riferibili alla presenza non controllata di materiali infiammabili, in ambienti dove sono possibili inneschi della reazione di combustione. La diffusione negli ambienti di vapori o gas infiammabili, che può essere determinata da guasti ma, più comunemente, è dovuta alla presenza di contenitori aperti (contenitori di solventi, di vernici o altri materiali con sostanze particolarmente infiammabili), così come l’accumulo incontrollato di materiali infiammabili o combustibili, costituiscono sicuramente le cause primarie di incendi.
Questi aspetti, associati alla presenza di fiamme libere negli ambienti di lavoro, dovuta ad esempio anche all’abitudine al fumo di sigarette, determinano la costante presenza di possibili inneschi. Anche l’impianto elettrico realizzato in modo difforme dalle norme vigenti, o mal mantenuto, può determinare l’innesco di miscele infiammabili, a causa della temperatura sviluppata da un eventuale “corto circuito”, o per il surriscaldamento conseguente ad un sovraccarico.
Classificazione degli incendi
Classe A: incendi di solidi.
Classe B: incendi di liquidi o solidi liquefacibili.
Classe C: incendi di gas.
Classe D: incendi di sostanze metalliche.
Classe E: incendi di materiale elettrico.
Gli incendi di classe A riguardano solidi, generalmente di natura organica, la cui combustione avviene normalmente con formazione di braci (carbone, legna, carta, tessuti, gomma, ecc.). Sono classificati di classe B tutti gli incendi che si sviluppano da liquidi o solidi liquefacibili (solventi, alcoli, oli minerali, grassi, paraffine, ecc.). Gli incendi di gas (idrogeno, metano, propano, acetilene, ecc.), sono classificati di classe C. Sono classificati di classe D gli incendi determinati dalla combustione di metalli quali sodio, potassio o magnesio.
Rischio di incendio: cause più frequenti
• Sviluppo di miscele infiammabili in ambienti con presenza di fonti d’innesco.
• Accumulo di materiali infiammabili senza specifiche precauzioni.
• Utilizzo di fiamme libere in ambienti di lavoro.
• Impianti elettrici non a norma.
Le cause più frequenti dello sviluppo di un incendio sono sempre riferibili alla presenza non controllata di materiali infiammabili, in ambienti dove sono possibili inneschi della reazione di combustione. La diffusione negli ambienti di vapori o gas infiammabili, che può essere determinata da guasti ma, più comunemente, è dovuta alla presenza di contenitori aperti (contenitori di solventi, di vernici o altri materiali con sostanze particolarmente infiammabili), così come l’accumulo incontrollato di materiali infiammabili o combustibili, costituiscono sicuramente le cause primarie di incendi.
Questi aspetti, associati alla presenza di fiamme libere negli ambienti di lavoro, dovuta ad esempio anche all’abitudine al fumo di sigarette, determinano la costante presenza di possibili inneschi. Anche l’impianto elettrico realizzato in modo difforme dalle norme vigenti, o mal mantenuto, può determinare l’innesco di miscele infiammabili, a causa della temperatura sviluppata da un eventuale “corto circuito”, o per il surriscaldamento conseguente ad un sovraccarico.
Classificazione degli incendi
Classe A: incendi di solidi.
Classe B: incendi di liquidi o solidi liquefacibili.
Classe C: incendi di gas.
Classe D: incendi di sostanze metalliche.
Classe E: incendi di materiale elettrico.
Gli incendi di classe A riguardano solidi, generalmente di natura organica, la cui combustione avviene normalmente con formazione di braci (carbone, legna, carta, tessuti, gomma, ecc.). Sono classificati di classe B tutti gli incendi che si sviluppano da liquidi o solidi liquefacibili (solventi, alcoli, oli minerali, grassi, paraffine, ecc.). Gli incendi di gas (idrogeno, metano, propano, acetilene, ecc.), sono classificati di classe C. Sono classificati di classe D gli incendi determinati dalla combustione di metalli quali sodio, potassio o magnesio.

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