Valori limite agenti chimici

Valori limite agenti chimici
Valori limite agenti chimici
Si è cercato di individuare, per gli agenti chimici, un valore di concentrazione nell’aria al di sotto del quale la maggior parte dei lavoratori può operare ripetutamente giorno dopo giorno, senza effetti dannosi. Sono i cosiddetti valori limite, la cui sigla inglese è TLV (Threshold Limit Values), e quella italiana VLEP (Valori Limite di Esposizione Professionale). In Italia, per legge, esistono valori limite solo per un numero limitato di
sostanze, elencate nell’Allegato XXXVIII del Decreto Legislativo 81/2008 e s.m.i. 
Come riportato nella premessa dei documenti tecnici di presentazione, i valori limite “non possono essere considerati un obiettivo di sicurezza assoluta, ma sono un mezzo di riferimento per tendere, sulla scorta della dinamica delle conoscenze scientifiche e delle possibilità tecnologiche, al restringimento sempre più spinto di quel margine nel quale è possibile che il rischio si concretizzi in danno”.
Per valutare se l’esposizione dei lavoratori ad agenti chimico è accettabile, si avvale del “monitoraggio ambientale” e del “monitoraggio biologico”. 

Monitoraggio ambientale: valuta la presenza di una sostanza nell’aria (più raramente sulle superfici). Si aspira, con apposite pompe, una certa quantità di aria facendola passare attraverso membrane o fiale che trattengono la sostanza che si vuole misurare; analizzando quindi queste membrane o fiale in laboratorio, si vede quanta sostanza è stata trattenuta e, rappo tandola alla quantità di aria aspirata, si calcola la concentrazione della sostanza nell’aria e la si confronta con i valori limite.
Monitoraggio biologico: valuta la presenza di una sostanza nell’organismo umano. Si raccoglie un campione di urine o di sangue del lavoratore in un momento preciso della giornata (inizio e fine turno, inizio e fine settimana), lo si analizza in laboratorio misurando la concentrazione della sostanza (o dei suoi metaboliti) nel sangue o nell’urina, e la si paragona con i limiti biologici (Indicatori Biologici di Esposizione, IBE). Questa misura ci indica quanta sostanza è stata assorbita dal lavoratore, non solo per via respiratoria, ma anche per via cutanea e digerente. Integrando i dati del monitoraggio ambientale con quelli del monitoraggio biologico, è possibile valutare il grado di esposizione dei lavoratori a un determinato tossico.

Sorveglianza sanitaria
I controlli sanitari dovranno essere mirati agli organi bersaglio, se conosciuti, e dovranno essere condotti in modo da fornire ai lavoratori l’informazione sul significato e i limiti della sorveglianza sanitaria, sui fattori favorenti l’instaurarsi della malattia, sul riconoscimento precoce dei sintomi ad essa riferibili, sul corretto uso dei mezzi di protezione individuale, sulle corrette procedure di lavoro.
La pericolosità legata alla produzione e all’utilizzo di prodotti chimici ha fatto sì che negli anni venissero emanate normative, a tutela dell’uomo e dell’ambiente, relative a:
• Produzione e deposito di materiali pericolosi che, in determinate quantità, possono dar luogo a emissioni, incendi, esplosioni con grave rischio per i lavoratori, la popolazione e l’ambiente (“incidenti rilevanti”).
• Trasporto dei prodotti pericolosi.
• Immissione sul mercato di sostanze e miscele pericolose.
• Limitazione nell’utilizzo di prodotti pericolosi.

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