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Norme chiare, coordinamento tra istituzioni e imprese, proposte di incentivi: il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni

Oltre un anno di indagine, audizioni, sopralluoghi ed acquisizioni di dati e documenti, al fine di individuare gli aspetti più cruciali del problema degli infortuni sul lavoro e di proporre,in linea con il proprio mandato, gli strumenti legislativi ed amministrativi più idonei ai fini della prevenzione e della repressione di tale fenomeno. Nata nel giugno del 2008, la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro sta svolgendo un approfondito esame del sistema della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori in Italia, anche attraverso l’istituzione di gruppi di lavoro che hanno approfondito aspetti particolari del fenomeno, come gli infortuni domestici, la prevenzione e la formazione, le malattie professionali e settori a rischio, come l’edilizia, l’agricoltura e i trasporti. Nel mese di ottobre 2009 la Commissione ha prima approvato e poi presentato in Aula al Senato la relazione sul lavoro svolto nel primo anno di attività, che ha dato il via ad un appassionato dibattito tra i senatori, terminato con l’approvazione di due mozioni, una di maggioranza e una di opposizione, che impegnano il Governo ad una serie di adempimenti mirati a ridurre sempre di più il fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle cosiddette ‘morti bianche’.
La prima esigenza fondamentale, riscontrata più volte nel corso dell’attività della Commissione, è quella di assicurare una rapida e completa attuazione della riforma introdotta dal Testo unico, anche alla luce delle ultime modifiche apportate con il decreto legislativo n. 106 del 2009. La complessità della disciplina e degli adempimenti tecnici ad essa legati richiede infatti che tutti coloro che a vario titolo hanno competenze nel settore della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (imprese, lavoratori, enti istituzionali) possano disporre, nell’ambito del quadro di riferimento normativo vigente, di un’interpretazione certa e di un’applicazione uniforme delle disposizioni. Per la Commissione si tratta di una condizione imprescindibile per il successo di qualsiasi politica di prevenzione, di intervento e di vigilanza in questa materia, oltre che di una evidente esigenza di carattere tecnico ed economico per le imprese, che debbono adeguare la loro organizzazione e la loro struttura in funzione delle nuove disposizioni, e per gli stessi lavoratori, chiamati anch’essi a fare la loro parte per accrescere la sicurezza quotidiana dei luoghi di lavoro. Gli organismi preposti devono quindi impartire istruzioni chiare sulle procedure da seguire e adoperarsi per
semplificare al massimo gli adempimenti di carattere amministrativo, anche mediante la realizzazione di strumenti informativi ad hoc di facile consultazione e reperibilità (vademecum, siti Internet, ecc.). La Commissione continuerà l’attività di monitoraggio e verifica sull’attuazione del Testo unico, attraverso i vari strumenti a sua disposizione ed in particolare con le audizioni e i confronti diretti con i soggetti coinvolti. Un’attività che consentirà di valutare gli effetti concreti derivanti dalle nuove disposizioni e gli eventuali problemi applicativi, al fine di individuare e proporre possibili soluzioni operative. Nell’ambito di questa attività, si inquadrano anche i sopralluoghi che la Commissione ha svolto e si propone di continuare a svolgere sul territorio, al fine di acquisire informazioni dirette sui problemi, ma anche sulle soluzioni, con le quali nelle varie parti del Paese si cerca di realizzare la prevenzione ed il contrasto contro gli infortuni e le malattie professionali. La presenza di questa Commissione, oltre ad essere un doveroso segnale di attenzione da parte delle istituzioni verso coloro che si occupano di tali questioni in ambito locale, rappresenta infatti anche un’importante occasione per raccogliere utili conoscenze e spunti di riflessione che sarebbe altrimenti difficile acquisire. Un ulteriore aspetto che la Commissione ha avuto modo di verificare nel corso della sua inchiesta riguarda l’esigenza di rafforzare in maniera sempre più incisiva il coordinamento e la collaborazione fra tutti gli enti istituzionali che si occupano, a vario titolo, della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, sia a livello centrale che locale, secondo quanto espressamente previsto dal Testo unico. I commissari hanno ravvisato che in alcuni casi, infatti, in questo campo si rileva ancora una sovrapposizione e duplicazione di competenze (ad esempio nella fase ispettiva e di controllo) che certamente non aiuta l’efficacia e la speditezza dell’azione amministrativa. Si tratta, in verità, di un problema annoso, che si ricollega da un lato a quello più generale di razionalizzazione degli enti previdenziali ed assistenziali, e dall’altro a quello del complessivo rapporto tra Stato e Regioni nelle materie di legislazione concorrente.
Tali questioni sono entrambe da tempo all’attenzione della riflessione politica su questo fronte.
Per la Commissione occorre quindi
perseguire con decisione sulla strada del coordinamento e delle sinergie tra i diversi attori istituzionali statali e non statali, sviluppando e affinando le procedure di comunicazione e di cooperazione, al fine non solo di svolgere l’attività in modo sempre migliore, ma anche di offrire alle imprese, ai lavoratori ed ai cittadini, un approccio univoco e coerente della pubblica amministrazione tanto nell’interpretazione delle norme quanto nella loro concretaapplicazione.
Il problema della collaborazione
e del coordinamento in materia di tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, tuttavia, non riguarda solo i rapporti tra gli enti della pubblica amministrazione, ma anche quelli tra pubblica amministrazione e soggetti privati, in primo luogo datori di lavoro e lavoratori.
La promozione di una vera cultura della sicurezza - condizione indispensabile per una sempre più efficace attività di prevenzione e contrasto del fenomeno infortunistico - passa infatti non solo attraverso la formazione e l’addestramento dei datori di lavoro e dei lavoratori, ma anche attraverso una intensa opera di diffusione e scambio di informazioni sui rischie sugli incidenti più frequenti legati alle diverse attività produttive. Imparare dagli incidenti è infatti possibile ed utile, specie considerando che si tratta spesso di eventi di tipo ripetitivo. Riprendendo una proposta proveniente dagli esperti della sicurezza, è quindi auspicabile che si mettano a disposizione tutte le informazioni esistenti sugli infortuni occorsi nei vari settori, istituendo siti coordinati di banche dati on-line dove, nel rispetto della privacy e degli eventuali segreti istruttori, siano consultabili i dati tecnici, le inchieste svolte dai servizi di vigilanza, filmati e materiali, ed ogni altra risorsa utile, unificando anche i siti tematici già disponibili. Tanto nel settore agricolo quanto in quello edile esiste poi un grave problema di sostituzione ed ammodernamento delle macchine ed attrezzature obsolete ovvero non munite
di tutti i requisiti necessari per garantire la sicurezza degli operatori, che costituisce una delle cause principali di infortunio in questi due settori, di tipo anche mortale. La Commissione intende quindi promuovere iniziative legislative, volte a istituire incentivi economico-fiscali per favorire la rottamazione e la messa in sicurezza delle macchine ed attrezzature agricole, forestali ed edili. Un’iniziativa che ha già riscosso il sostegno di tutte le categorie degli operatori interessati e sulla quale la Commissione auspica possa raccogliersi un’adesione convinta di tutte le forze politiche. Uno dei settori più critici per il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è certamente quello degli appalti. Sebbene le disposizioni vigenti (in particolare l’articolo 26, comma 5, del decreto legislativo n. 81 del 2008, come modificato dal recente decreto legislativo n. 106 del 2009) impongano agli appaltatori di indicare chiaramente nei contratti i costi delle misure adottate per garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, precisando che gli stessi non sono soggetti a ribasso, ciononostante, come segnalato da più parti, tale norma è spesso disattesa o violata. La Commissione ha quindi ravvisato la necessità, accanto al rafforzamento dei controlli, di un intervento mirato ad eliminare o quanto meno ridurre drasticamente, nelle gare d’appalto, il ricorso al criterio del massimo ribasso d’asta in favore di quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai fini della valutazione delle offerte, sia nella fase di progettazione che in quella di realizzazione dell’opera o della prestazione. Infine, la Commissione ha ribadito la propria profonda convinzione della necessità di promuovere la più ampia diffusione della «cultura della sicurezza» all’interno della scuola, come passo indispensabile per una più efficace opera di prevenzione contro gli infortuni e le malattie professionali. Essa si propone, pertanto, di favorire il completamento dell’introduzione nelle scuole di ogni ordine e grado di moduli didattici relativi ai temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, continuando il proficuo dialogo già avviato in merito con il Governo.

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