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Intesa Ministeri del lavoro, istruzione e Anmil
Alle medie si fa lezione su salute e sicurezza

La formazione su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sbarca nelle scuole.
A fine luglio, Ministero del lavoro, Ministero dell’istruzione e Anmil , l’Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro, hanno siglato un protocollo con l’obiettivo di creare un collegamento più stretto tra scuola e mondo del lavoro. A partire dal prossimo anno scolastico esperti della sicurezza sul lavoro faranno periodiche lezioni agli studenti dagli undici anni in poi che assisteranno a simulazioni aziendali per mettere in pratica quanto imparato su prevenzione e sicurezza.
Il progetto è destinato agli studenti della scuola media ma il Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, non ha escluso il coinvolgimento degli alunni elementari. Secondo il Ministro del lavoro Maurizio Sacconi, l’iniziativa “servirà a realizzare l’inserimento nei programmi educativi scolastici del tema della salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, permettendo agli studenti di acquisire elementi conoscitivi per diffondere la cultura della prevenzione”.
In effetti, il Protocollo si basa sulla consapevolezza che la promozione della cultura della sicurezza e della salute negli ambienti di vita, studio e lavoro deve essere un’attività indirizzata prioritariamente ai giovani, cittadini e lavoratori di domani e punta su azioni concrete per responsabilizzare le nuove generazioni.
L’intesa riconosce l’importanza di creare un collegamento stabile tra scuola e mondo del lavoro per promuovere e sostenere lo sviluppo e la diffusione della cultura della prevenzione negli ambienti di vita, studio e lavoro, ma anche di orientare e sostenere scelte professionali indirizzate all’acquisizione delle conoscenze tecniche e specialistiche adeguate alle specifiche esigenze del mercato del lavoro.
L’educazione alla tutela della salute assume in questa ottica un ruolo fondamentale nel complesso della programmazione didattica delle scuole. Occorre, pertanto, potenziare e indirizzare la ricerca per il miglioramento della qualità dei processi produttivi e dell’organizzazione del lavoro in stretto collegamento con le azioni in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Il protocollo considera inoltre opportuno attivare una forte interazione, operando in parallelo, nella condivisa finalità di realizzare una rete di conoscenze in grado di contribuire alla crescita
del sistema Paese, sia in termini di sviluppo delle condizioni di concorrenza delle imprese sul mercato, coerenti con le esigenze di sicurezza e salute dei lavoratori, sia di potenziamento del ruolo della scuola e delle università nella preparazione culturale e professionale, delle future generazioni di imprenditori, manager, dirigenti e lavoratori.
Nel nostro Paese, secondo i promotori del protocollo, esiste una diffusa carenza di cultura e conoscenza di base su prevenzione dei rischi di lavoro e tutela sociale del disabile per lavoro. In particolare, c’è poca attenzione su:
riflessi delle disabilità acquisite sul lavoro, nell’impatto economico e prima ancora sociale e personale;
problemi di reinserimento sociale e professionale con una carenza di percorsi informativi e formativi – strutturati, progettati, gestiti sistematicamente – volti a creare operatori qualificati nell’attività di sostegno, di facilitazioni di percorsi d’inserimento, di presa in carico; limiti che derivano dalla difficoltà di individuare la tipologia dicompetenze e professionalità in modo da creare una figura di operatore interdisciplinare;
prioritaria necessità di promuovere un movimento continuo di attenzione ed idee sui temi negli studenti e nel corpo docenti, la capacità di analisi e di apprendimento per tematiche d’interesse rispetto ai problemi del lavoro e della disabilità, attraverso meccanismi premiali, sollecitazione a costruire percorsi d’insegnamento specialistico, adozione delle materie in questione nei programmi scolastici ed universitari.
Punto di partenza imprescindibile per ogni attività di prevenzione e di diffusione della cultura della sicurezza è l’informazione.
Il Sinp, Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro, è stato istituito dal Ministero del lavoro al fine di fornire dati utili per orientare, programmare, pianificare, valutare l’efficacia della attività di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e per indirizzare le attività di vigilanza, attraverso l’utilizzo integrato delle informazioni disponibili nei sistemi informativi dei soggetti indicati dalla norma, anche tramite l’integrazione di specifici archivi e la creazione di banche dati unificate.
L’esigenza è quindi quella di qualificare l’attività di prevenzione e vigilanza avendo a disposizione adeguate conoscenze, ovvero dati telematici provenienti dai diversi soggetti, e basato su una congrua base di informazioni e su idonei indicatori.
Il Sinp prevede l’esistenza di fornitori (di dati e di informazioni) e di fruitori (di dati e di informazioni): in molti casi uno stesso soggetto può essere sia fornitore sia fruitore di dati e di informazioni.
La realizzazione del Sinp va sviluppata in due fasi:
nel breve periodo è necessaria l’integrazione delle informazioni e interoperabilità e cooperazione applicativa degli archivi con alcuni limiti per l’approfondimento territoriale locale;
nel medio-lungo periodo serve l’ impostazione di un lavoro di costruzione degli archivi integrati anche tramite la standardizzazione degli archivi esistenti in modo da agevolare la raccolta, la sistematizzazione e la messa a disposizione dei dati attraverso la cooperazione applicativa.
Tutto ciò implica anche negli sviluppi futuri l’eventuale opportunità di modifica delle attività degli Enti produttori di dati in modo che le stesse siano orientate anche al fine della raccolta di informazioni aggiuntive.
In una prospettiva forse meno immediata ma non certo meno rilevante va, infine, sottolineato come l’articolo 27 del decreto legislativo n. 81/2008 chiede alla Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro di elaborare un sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, che tenga conto della esperienza o delle competenze e conoscenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro, acquisite attraverso percorsi formativi mirati. In particolare,con riferimento alle attività in appalto (che costituiscono una criticità in termini infortunistici), saranno introdotti strumenti in grado di valutare l’idoneità delle aziende utilizzando come parametro il rispetto delle norme di salute e sicurezza sul lavoro, considerato preferenziale anche per l’accesso ad agevolazioni, finanziamenti e contributi a carico della finanza pubblica e di cui, quindi, usufruiranno solo le aziende “virtuose”.
Tale sistema, in vista della sua estensione in altri ambiti, inizierà ad operare nel settore edile per mezzo della istituzione di una “patente”, strumento che utilizzerà un criterio certo e semplice (appunto, i “punti patente”) per la verifica della idoneità tecnico-professionale delle
imprese o dei lavoratori autonomi edili, la quale verrà valutata tenendo conto di elementi, tra i quali la effettuazione di adeguate attività di formazione.
L’innovativo strumento opererà per mezzo della attribuzione iniziale – in sede, appunto di “qualificazione” dell’impresa – ad ogni azienda o lavoratore autonomo edile di un punteggio che ne misuri l’idoneità ed il cui “azzeramento” determini l’impossibilità per l’impresa o il lavoratore autonomo di operare nel settore.

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