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Intervista al ministro del Lavoro aumentare tasso occupazione donne

Conciliare tempi di lavoro e tempi di vita. E’ questo l’obiettivo dell’intesa siglata il 7 marzo scorso tra Governo e parti sociali. Come spiega nell’intervista il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi, nei prossimi tre mesi un tavolo tecnico selezionerà “le buone pratiche”.

Lo scorso 7 marzo, alla vigilia della festa della donna, è stato sottoscritto con le parti sociali un avviso comune sulle azioni a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro. Secondo lei quali benefici comporterà in tema di occupazione femminile?


L’innalzamento del tasso di occupazione
femminile è uno degli obiettivi prioritari della nostra azione di governo e, in questo senso, sono convinto che l’accordo firmato il 7 marzo si rivelerà significativo. Se da una parte, infatti, sappiamo quanto l’Italia sia ancora maglia nera in Europa sul piano dell’occupazione femminile, dall’altra siamo consapevoli del successo che, già in passato, hanno riscosso le politiche mirate ad introdurre forme di flessibilità nella modulazione dell’orario di lavoro. Le riforme Treu e Biagi, per esempio, dal 1997 al 2007 hanno contribuito ad innalzare i tassi di occupazione femminile di nove punti percentuali e, nella recente crisi come nell’attuale ripresa economica, l’occupazione femminile è andata meno peggio di quella maschile.
Sono, quindi, molto soddisfatto per questo accordo che, ci tengo a sottolinearlo, è stato firmato all’unanimità.
Si tratta, peraltro, di un atto molto importante perché, oltre ad assumere la famiglia come un valore, segna un passo in avanti nel sistema delle relazioni industriali e nel processo di inclusione delle donne nel mercato del lavoro, entrambi resi possibili da un’azione sinergica che si sviluppa, a tutti i livelli, grazie a iniziative legislative ma anche a politiche contrattuali e sociali.

Quali sono le finalità e gli aspetti salienti dell’accordo che le parti sociali hanno condiviso?

La finalità esplicita è quella di agevolare
gli accordi nelle aziende e nei territori per migliorare la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. Le parti firmatarie dell’avviso comune hanno soprattutto condiviso il valore di una flessibilità ‘family friendly’, da applicare sia ai tempi che agli orari di lavoro, estremamente utile in un’ottica di ampliamento della partecipazione della componente femminile al mercato del lavoro quale condizione fondamentale per favorire lo sviluppo economico e la coesione sociale. In questo senso, la strada era stata aperta con il Piano Italia 2020, il programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, realizzato in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità, nel quale venivano individuate, proprio sulla base di tali presupposti, le linee di azione strategica da seguire nel prossimo futuro.
In particolare, le linee tracciate con il piano e riprese a quasi un anno di distanza nel testo dell’accordo, ribadiscono l’importanza della contrattazione di secondo livello, grazie alla quale assicurare una migliore distribuzione degli orari di lavoro nell’arco della settimana, del mese e dell’anno e sostenere quelle politiche che, nel rispetto della normativa di legge, contribuiscano alla conciliazione delle esigenze produttive rispettando, al contempo, i diritti e le esigenze delle persone.

Lei ha parlato dell’importanza della modulazione dei tempi e degli orari di lavoro. Con quali strumenti, nello specifico, si concretizza tale flessibilità?


Per molte donne conciliare responsabilità
lavorative e familiari non è sempre agevole, tanto da costringerle, in molti casi, a lasciare il proprio lavoro o a non cercane alcuno. Per questo gli strumenti previsti nell’ambito dell’intesa, oltre ad essere tesi in generale ad armonizzare i diversi ambiti, altrettanto importanti, della vita delle persone, sono finalizzati al sostegno di alcune situazioni di particolare fragilità. Sono previste, perciò, azioni mirate ad assicurare alle donne, ma anche ai lavoratori padri, la possibilità di usufruire di un orario flessibile nei primi tre anni di vita del bambino, con l’incentivazione del part-time e del telelavoro, oppure finalizzate alla possibilità di ottenere una modalità di lavoro più flessibile nei casi di cura per grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado. L’accordo, inoltre, prevede che le aziende si impegnino ad assegnare alla lavoratrice, al rientro dalla maternità, le stesse mansioni che svolgeva in precedenza e a sostenere i genitori nelle fasi di inserimento dei propri figli nella scuola dell’infanzia e nel primo anno di scuola primaria.
Le nuove misure potranno contare sulla detassazione al 10 per cento del salario di produttività e, quindi, sui regimi di decontribuzione sulle somme erogate dai datori di lavoro nell’ambito di intese territoriali o aziendali, con evidenti vantaggi per le retribuzioni dei lavoratori. Allo stesso tempo, utilizzeremo gli ulteriori strumenti a disposizione, sia normativi che di spesa, rileggendoli in chiave femminile e in funzione della conciliazione, primi fra tutti quelli garantiti dalla legge 53 del 2000.

Quando sarà operativa l’intesa?


I tempi previsti per la piena attuazione
dell’intesa si articolano in due fasi: nei prossimi tre mesi, un tavolo tecnico selezionerà le buone pratiche, così come individuate dall’osservatorio
affidato alla Consigliera di Parità, anche a seconda della loro corrispondenza in settori e categorie che, evidentemente, possono avere esigenze di flessibilità estremamente diverse uno dall’altro (per esempio, l’industria manifatturiera e le economie di servizi).
Nella seconda fase, ad un anno dalla conclusione dei lavori del tavolo tecnico, le parti saranno impegnate nella verifica dello stato di attuazione di quelle buone pratiche che possano essere immediatamente proposte e incentivate, anche a seguito della promozione di maggiori intese
su base territoriale o aziendale.
Auspico infine che in futuro, quale proiezione degli accordi già individuati e sulla base della produzione di nuove intese, sarà possibile produrre un “codice della conciliazione”.

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