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MAPO
MAPO (Movimentazione Assistita Pazienti Ospedalizzati)
La movimentazione manuale dei carichi coinvolge la maggior parte delle attività lavorative in quanto include operazioni di sollevamento, trascinamento, spinta, abbassamento e posizionamento, trasporto di carichi, ecc.
In ambiti particolari (ospedali e in generale i luoghi di ricovero e cura) sarà necessario differenziare la valutazione dei rischi derivanti dalla movimentazione manuale di carichi inanimati dalla valutazione del rischio derivante dalla movimentazione dei pazienti, il cui oggetto del sollevamento è un essere umano.
Nella Movimentazione Manuale dei Pazienti, i sistemi di prevenzione vanno attentamente esaminati e studiati in quanto i loro effetti ricadono non solo sugli aspetti meccanici del sollevamento, ma soprattutto sugli aspetti relazionali e comunicativi.
Nessuna misura di prevenzione può essere adottata senza considerare i problemi connessi al carico umano, sarà necessario considerare i percorsi di terapia, le condizioni psicofisiche dei pazienti e le funzioni di cura e conforto tipiche della funzione infermieristica.
Gli operatori sanitari addetti all’assistenza dei pazienti (in particolare infermieri, operatori socio-sanitari, operatori tecnico-assistenziali e ausiliari specializzati) rientrano tra le categorie maggiormente esposte a patologie muscolo-scheletriche riconducibili all’attività lavorativa svolta.
Il profilo professionale degli operatori sanitari, infatti, prevede numerosi e gravosi compiti che richiedono l’impiego di forza manuale, ed espone a fattori di rischio specifici, tra i quali:
- il sollevamento/trasferimento manuale di pazienti e carichi;
- le operazioni di traino-spinta di letti, barelle e carrelli;
- le posture fisse e/o incongrue mantenute per tempi prolungati;
- i frequenti piegamenti e le torsioni del tronco;
- il lay-out dis-ergonomico;
- le scarse possibilità di pausa;
- il lavoro “sotto pressione”.
Durante le operazioni di movimentazione, l'organismo umano è soggetto a forze che agiscono sulla struttura muscolo-scheletrica e, nello stesso tempo, risponde allo sforzo muscolare con adattamenti metabolici.
Gli effetti della movimentazione sono legati due aspetti:
- lo sforzo (indotto dall'esterno);
- la risposta metabolica reattiva (generata dall'interno).
Lo sforzo impegna muscoli, legamenti, articolazioni, vertebre e provoca compressioni dei dischi intervertebrali ed aumento della pressione intra-addominale.
La risposta metabolica comprende l'aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria, per compensare l'aumentato consumo di ossigeno da parte dei muscoli in azione.
Il carico eccessivo sul disco può provocare microfratture e fessurazioni.
Una compressione anche non eccessiva ma statica e prolungata nel tempo riduce lo scambio di nutrienti e di ossigeno al disco, aumentandone l'invecchiamento.
Gli sforzi ripetuti nel tempo possono portare ad un progressivo irrigidimento del disco, con perdita parziale della capacità di ammortizzamento ed aumento dei disturbi.
Le patologie da sovraccarico biomeccanico sono definite come patologie delle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari.
- Lombalgie
- Cervicalgie, discopatie, sindrome del tunnel carpale
- Microfissurazioni dell’anulus fibroso con migrazione di materiale del nucleo polposo
- Protrusioni discali
- Ernie discali
- Fenomeni degenerativi.
Molti studi hanno dimostrato che il dolore lombare ha una origine multifattoriale e oggi viene riconosciuto come una patologia correlata con il lavoro (work related disease). In questo tipo di patologie ad andamento cronico degenerativo, l’insorgenza dei disturbi è associata alla presenza di diversi fattori di rischio e dipende anche dagli aspetti individuali degli operatori, in particolar modo:
1. ETA’
Categorie di soggetti più giovani, più anziani o con maggior anzianità di mansione, in relazione a differenti situazioni.
2. ANTROPOMETRIA
Obesità, incompatibilità delle attrezzature sanitarie.
3. ALLENAMENTO
Il frequente scarso allenamento, comporta maggiore vulnerabilità osteo-artro-mio-tendinea alle sollecitazioni.
4. FATTORI PSICOSOCIALI
Affaticamento, ansia, stress e tono dell’umore depresso, appaiono significativamente correlati con le rachidopatie.
Nella movimentazione assistita dei pazienti ospedalizzati i principali fattori di rischio sono:
- presenza di pazienti non autosufficienti da movimentare;
- assenza di attrezzature-ausili nel sollevamento (sia sollevatori, che ausili minori, che carrozzine/barelle);
- ambienti di lavoro non conformi;
- necessità di operare in posture incongrue con inadeguatezza di spazi e arredi;
- carenza di formazione specifica;
- copresenza di carichi da sollevare e di operazioni di traino spinta da effettuare.
Nella movimentazione di un paziente non autosufficiente, agire da soli o comunque non riflettendo su quello che si sta per fare può essere pericoloso per il rachide.
Gli Infermieri, in particolar modo quelli geriatrici, hanno una maggior frequenza, per le patologie del rachide lombare.
Le azioni che si devono compiere devono essere intraprese applicando le corrette manovre di movimentazione, riflettendo quindi su come creare una buona base di appoggio e un giusto equilibrio, scomponendo il movimento in più fasi, pensando alle prese giuste, disponendo correttamente le attrezzature.
Il tipo di manovra più adatta sarà in relazione alle caratteristiche del paziente: necessita di massima assistenza o deve solo essere stimolata la sua attiva collaborazione.
Per evitare la movimentazione “manuale” dovrebbero essere adottati ed utilizzati mezzi e/o attrezzature meccaniche come: sollevatori meccanici, barelle, trapezi, ecc. soprattutto quando le unità operative hanno una scarsa presenza fisica e quindi anche di forza.
Le caratteristiche dell’ambiente di lavoro (spazio, pavimenti, temperatura, ecc.) devono essere adeguate:
- lo spazio deve essere il più libero possibile, infatti la distanza per sollevare, abbassare o trasportare un ammalato non deve essere esigua;
- la pavimentazione adeguata, in modo da non scivolare o cadere;
- la circolazione dell'aria sicura senza stress termici o sbalzi di temperatura.
Una postura corretta e non incongrua garantisce l’assenza di sensazione di disagio, dolore a breve termine ed alterazioni morfo-funzionali a lungo termine
Nei sollevamenti dei pazienti esiste un misto di lavoro, statico e dinamico,che, se associato al movimento di torsione del tronco, risulta molto faticoso.
Le principali attività di assistenza e movimentazione dei pazienti che comportano posture statiche prolungate:
- prelievi o medicazioni;
- igiene del paziente a letto;
- trattenimento del paziente rotolato sul fianco;
- durante gli interventi in sala operatoria: passaggio dei ferri, sostenere un arto del paziente, ecc.
Le principali attività di assistenza e movimentazione dei pazienti che comportano posture dinamiche prolungate:
- rifacimento del letto;
- trasferimento del paziente verso la testata del letto;
- trasferimenti letto – carrozzina;
- spostamenti di carrelli, letti, barelle ecc.;
- trasporto di oggetti con una mano sola (contenitori, lenzuola, sacchi, ecc.);
- trasferimenti di oggetti posti su ripiani ad altezze diverse.
Il metodo MAPO è uno strumento di analisi per la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico del rachide lombare durante la movimentazione dei pazienti nei reparti di degenza (Ospedali, case di cura, ecc.).
L'utilizzo del metodo MAPO per le strutture ospedaliere e di ricovero di pazienti parzialmente autosufficienti o non autosufficienti calcola un indicatore di rischio specifico partendo dalla valutazione di tutta una serie di fattori di rischio legati alla movimentazione dei pazienti.
Il metodo è per molti versi analogo alla metodologia di valutazione proposta dal NIOSH.
Per il calcolo dell’indice MAPO si devono considerare una serie di fattori di rischio, rilevati mediante la compilazione sistematica di opportune schede, che consentono di individuare in modo puntuale tutti gli aspetti di ogni singolo fattore di rischio.
I fattori che caratterizzano l'esposizione a questa tipologia di rischio sono:
- il carico assistenziale indotto dalla presenza di pazienti non autosufficienti;
- il tipo e grado di disabilità motoria dei pazienti;
- le caratteristiche strutturali dell'ambiente di lavoro e di degenza;
- le attrezzature in dotazione;
- la formazione degli operatori.
La compilazione delle schede richiede i sopralluoghi presso la struttura in esame per il rilievo delle caratteristiche tecniche della stessa, degli "arredi", delle attrezzature in dotazione nonché i colloqui con gli operatori (caposala, personale addetto alla movimentazione,ecc.).

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