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La linea d'azione sull 'ambiente a livello globale è maturata all 'interno di un percorso istituzionale di accordi politico-diplomatici promosso dall'ONU
-1972 - Conferenza di Stoccolma: salvaguardare le risorse naturali a beneficio di tutti attraverso una collaborazione internazionale
- 1979 - Conferenza di Ginevra: convenzione sull 'inquinamento atmosferico
transfrontaliero a lunga distanza
- 1987 - Commissione Brundtland: costituita nel 1983 dall'ONU, ha elaborato e pubblicato il rapporto Our Common Future, che contiene la definizione di «sviluppo sostenibile»
- 1988 - Conferenza di Toronto: conosciuta come Earth Summit è la pietra miliare del percorso che porterà ai successivi sviluppi fino ad oggi
- 1992 - Conferenza di Rio: scaturisce la UNFCCC - United Nations Framework
Convention on Climate Change - che istituisce le Conferenze annuali delle parti (COP)
- 1997 - COP 3: Nella terza conferenza annuale viene adottato il protocollo di Kyoto e sottoscritta l'Agenda 21.

Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale. E’ sottoscritto nella città giapponese di Kyoto l'11 dicembre 1997 da più di 180 Paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).
Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.
Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l'anniversario del secondo anno di adesione al protocollo di Kyoto, e lo stesso anno ricorre il decennale dalla sua stesura.
Con l’accordo Doha l’estensione del protocollo si è prolungata fino al 2020 anziché alla fine del 2012.
Il trattato prevede l'obbligo in capo ai Paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti   (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi  ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 — considerato come anno base — nel periodo 2008-2012.
Il totale di emissioni di CO2 italiane nel 2009 ammontava a circa 491 MtCO2eq, così ripartite:
- 33% settore energetico
- 27% trasporti
- 20% settore civile (terziario, residenziale PA)
- 18% industria
- 2% agricoltura
La generazione dell’energia in Italia gioca il ruolo principale nell’ambito della generazione di negatività ambientali a livello climatico, ma anche gli altri settori contribuiscono in maniera complessivamente rilevante.
A dicembre 2012 si è conclusa la deludente Cop 18 di Doha (in Qatar), dove è stato approvato un documento finale (“Doha climate gateway”) che si costituisce come una specie di “ponte” che dovrebbe far passare dal vecchio sistema di contrasto al climate change basato sul Protocollo di Kyoto (e sui suoi impegni vincolanti), al nuovo sistema “Kyoto 2? basato in buona parte su obiettivi meno vincolanti.
Unione europea, Australia, Svizzera e Norvegia hanno aderito al protocollo «Kyoto 2», tuttavia la misura dei tagli delle emissioni nel periodo 2013–2020 sarà decisa solo il prossimo anno l’Ue sembra intenzionata a confermare soltanto il target già stabilito e già acquisito (-20%).
I paesi di «Kyoto 2» pesano solo per il 14% delle emissioni globali, dopo la defezione di Canada, Russia e Giappone. Per l’accordo che dovrà riguardare anche i paesi più fortemente produttori di CO2 (Cina, Usa, India) oltre a quelli in via di sviluppo,  l’intesa va raggiunta entro il 2015 ma diventerà operativa solo dal 2020.
La scienza concorda nel dire che entro il 2015 le emissioni debbano necessariamente calare per poter sperare di restare entro i + 2°C di riscaldamento del clima del pianeta.

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