POLVERI

POLVERI
POLVERI
Con il termine polveri s’intendono particelle solide, di dimensioni microscopiche, prodotte da cause meccaniche (sfregamento, rottura, ecc.), per dispersione nell’aria durante alcune lavorazioni (sabbiatura, soffiatura, ecc.) o per la movimentazione di materie prime macinate (carico di tramogge, rottura sacchi ecc.) o per disturbo di strati polverosi depositati sulle superfici. Le polveri possono rimanere sospese nell’aria anche per molto tempo. Il tempo di sospensione nell’aria delle polveri è funzione della dimensione, della forma e della densità delle particelle di cui sono composte, e anche dei movimenti dell’aria. La dimensione delle particelle che hanno la capacità di rimanere in sospensione per un tempo significativo è intorno ai 30-50 μm (1 μm = 1 millesimo di mm).
Nel comparto dell’industria metalmeccanica, la presenza di polvere è pressoché ubiquitaria; possiamo trovarla nei settori di immagazzinamento e spedizione (polvere di legno degli imballaggi, polveri sollevate da terra durante il passaggio dei mezzi di movimentazione dei carichi, ecc.), ma in particolare nelle fasi di lavorazione e finitura dei pezzi (saldatura, molatura, martellatura, smerigliatura, alesatura, ecc.) e di manutenzione degli utensili. Inoltre, laddove sono presenti forni per i trattamenti termici dei pezzi, deve essere accertata l’eventuale presenza di amianto, in quanto tale materiale è stato ampiamente usato in passato come isolante termico. L’amianto possiede straordinarie caratteristiche di resistenza meccanica e termica, ma purtroppo nel tempo si è rivelato un elemento molto pericoloso per la salute umana (cancerogeno), al punto che specifiche leggi ne hanno vietato la commercializzazione e l’uso e regolamentato le modalità di bonifica e rimozione (Decreto del Presidente della Repubblica n. 257/92 e successivi aggiornamenti). 
IL RISCHIO
Il rischio maggiore è chiaramente quello della respirabilità delle particelle presenti in atmosfera; le polveri che determinano maggior rischio sono quelle di dimensioni tali (inferiori a 5 μm) che, una volta inalate, sono in grado di raggiungere gli alveoli polmonari.
Da non trascurare quelle di dimensioni maggiori che, pur non in grado di raggiungere i polmoni, possono causare gravi danni a carico della prima parte dell’apparato respiratorio, provocandone l’irritazione per azione meccanica. Inoltre, la presenza di polveri genera anche il rischio di incendi ed esplosioni.
Le polveri possono essere generate da:
• Lavorazioni di asportazione tramite attrito tra utensile e pezzo grezzo quali la molatura, la smerigliatura, ecc.
• Operazioni di trattamento delle superfici quali la sabbiatura, la lucidatura, ecc.
• Operazioni di carico e movimentazione di materiali.
• Recupero sottoprodotti di lavorazione quali le limature di metalli o i materiali assorbenti degli oli di lubrificazione.
• Operazioni di falegnameria durante la preparazione degli imballi.
• Operazioni complementari ai trattamenti termici.
I rischi legati alla presenza di polveri aerodisperse sono:
• Contatto cutaneo, oculare e delle mucose.
• Inalazione.
• Ingestione.
• Incendio.
• Esplosione.
Il contatto può dare origine a fenomeni irritativi, la cui durata è direttamente proporzionale all’esposizione; essi possono nel tempo sviluppare patologie croniche di tipo irritativo/degenerativo dei tessuti esposti (dermatiti croniche, ulcerazioni, ecc.).
L’inalazione comporta danni di estrema gravità, soprattutto se riguarda particelle sotto i 5 μm, in quanto in grado di raggiungere gli alveoli polmonari. Le polveri, in rapporto alle loro caratteristiche chimico - fisiche, possono accumularsi e rimanere parzialmente inerti nei polmoni, oppure possono, con vari meccanismi, provocare un’irritazione, una reazione fibrotica o favorire l’insorgenza di tumori. In pratica, le conseguenze dell’inalazione di polveri possono essere:
Malattie specifiche: silicosi, asbestosi, ecc.
Insorgenza di tumori.
Infiammazioni croniche delle vie respiratorie.

La sintomatologia comune è la difficoltà respiratoria, dovuta alla riduzione della capacità espansiva dei polmoni. È importante sottolineare che i danni all’apparato respiratorio sono irreversibili. Inoltre, possono svilupparsi patologie a carico di altri organi, legate all’assorbimento nel sangue di polveri chimicamente attive.
Incendio ed esplosioni
La presenza di elevate quantità di polveri aumenta la probabilità di incendio e di esplosioni, in quanto le stesse agiscono da combustibile e, se incandescenti, anche da innesco. Alcune polveri di metalli, come ad esempio quelle dell’allumino, hanno caratteristiche fortemente infiammabili, tanto da essere usate nell’industria bellica.

LA PREVENZIONE

Come già detto, le polveri sono presenti in quasi tutti i reparti dell’industria metalmeccanica, e la loro origine è dovuta soprattutto alle lavorazioni che comportano l’asportazione di materiale tramite attrito tra utensile e pezzo in lavorazione. Le misure di prevenzione devono tendere alla massima riduzione della diffusione delle polveri nell’ambiente di lavoro. A questo scopo, si possono seguire diverse strade:
• Tecnologie di lavorazione alternative.
• Captazione nei punti di formazione e/o diffusione.
• Isolamento delle zone con lavorazione che danno origine a polveri.
• Frequente pulizia degli ambienti di lavoro.
• Uso di specifici Dispositivi di Protezione Individuale.
Laddove siano disponibili tecnologie che permettano di effettuare la produzione senza dare origine a diffusione di polveri, queste sono da preferire alle tecnologie tradizionali. Esistono, ad esempio, sul mercato macchine utensili che permettono la captazione delle polveri immediatamente sul punto di origine, con convogliamento delle stesse verso impianti di filtrazione. Il confinamento delle aree in cui si ha produzione di polvere rappresenta un ottimo sistema per impedirne la diffusione generalizzata. Ma i lavoratori addetti sono comunque esposti; questo provvedimento dovrà, quindi, essere unito alla messa in funzione di impianti d’aspirazione localizzata. Gli impianti di captazione e filtrazione devono essere soggetti a manutenzione periodica, al fine di mantenerne l’efficienza. Qualora l’emissione di aria in uscita dagli impianti di filtrazione dovesse volgere verso l’ambiente esterno, si ricorda il dovere di rispettare il Decreto del Presidente della Repubblica n. 203/89.
Gli ambienti di lavoro devono essere mantenuti il più possibile puliti, al fine di evitare l’eventuale sollevamento di polveri depositate sulle superfici. L’adozione di specifici Dispositivi di Protezione Individuale deve essere complementare e non alternativa a quanto indicato in precedenza.

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